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Clausola rescissoria: cos'è e come funziona nel calcio

Porta da calcio su un campo in erba illuminato di sera

La clausola rescissoria è una delle espressioni più usate (e più fraintese) del calciomercato. In sostanza è un prezzo fissato in anticipo nel contratto di un calciatore: se qualcuno paga quella cifra, il giocatore può lasciare il club anche senza il consenso della società. In Italia è una scelta facoltativa tra club e giocatore, in Spagna è una prassi radicata nella legge sul lavoro sportivo. Vediamo come funziona davvero, con esempi reali e verificati.

Che cos'è la clausola rescissoria

Quando un calciatore firma un contratto, si impegna a giocare per quel club fino alla scadenza. La clausola rescissoria (in Spagna cláusula de rescisión, nel mondo anglosassone release clause o buyout clause) indica l'importo che consente di sciogliere anticipatamente quel vincolo. Chi la paga "compra" la libertà del giocatore senza dover trattare il prezzo con la società proprietaria del cartellino.

La clausola non obbliga il giocatore a partire: serve sempre la sua volontà di cambiare squadra e un accordo con il nuovo club sull'ingaggio. Allo stesso modo, il club che detiene il cartellino non può rifiutare l'operazione se la cifra viene versata secondo le condizioni previste.

Come funziona la clausola rescissoria in Italia

Nel calcio italiano nessuna norma obbliga a inserire una clausola rescissoria nei contratti. È un patto che club e calciatore possono concordare oppure no, e ogni società adotta una propria politica: alcune la usano spesso, altre la evitano del tutto per non fissare un prezzo massimo ai propri giocatori.

Proprio perché è frutto di una trattativa privata, la clausola può avere molte varianti:

  • valida solo per l'estero: può essere esercitata soltanto da club stranieri, per evitare di rinforzare una rivale in Serie A;
  • valida in una finestra temporale: attivabile solo in alcuni giorni o settimane dell'anno, di solito nella parte iniziale del mercato estivo;
  • variabile: l'importo cambia in base all'età, alle prestazioni o ai trofei vinti;
  • con modalità di pagamento definite: il contratto può stabilire se la cifra va versata in un'unica soluzione o a rate.

Il caso italiano più celebre resta quello di Gonzalo Higuaín. Il 26 luglio 2016 la Juventus ha annunciato nel suo comunicato ufficiale l'acquisto dal Napoli a titolo definitivo per 90 milioni di euro, pagabili in due rate di pari importo nelle stagioni 2016/17 e 2017/18: era la cifra prevista dalla clausola presente nel contratto dell'attaccante argentino con il club partenopeo.

La clausola rescissoria in Spagna

In Spagna la clausola è parte integrante della cultura contrattuale del calcio, e per questo viene spesso descritta come "obbligatoria". La base è il Real Decreto 1006/1985, che regola il rapporto di lavoro degli sportivi professionisti. L'articolo 16 riconosce al giocatore il diritto di risolvere unilateralmente il contratto, con un indennizzo a favore del club: se l'importo non è stato fissato nel contratto, lo stabilisce il giudice del lavoro valutando il danno subito dalla società e le altre circostanze.

Più che un obbligo formale, quindi, si tratta di una prassi quasi universale: per evitare contenziosi lunghi e incerti, club e giocatori fissano l'importo già al momento della firma. Il risultato è che in Spagna la clausola è diventata la regola di fatto, spesso con cifre altissime pensate per scoraggiare le offerte.

Anche il meccanismo è diverso da quello italiano. In Spagna è formalmente il giocatore a "liberarsi" pagando la clausola, e la Liga non dà il via libera al trasferimento finché l'importo non è stato versato. Lo ha ribadito la stessa Liga nel comunicato del 30 agosto 2020 sul contratto di Lionel Messi, ricordando che la clausola era collegata proprio all'articolo 16 del Real Decreto 1006/1985.

Esempi reali di clausola rescissoria pagata

Ecco alcuni casi documentati da comunicati ufficiali dei club o delle leghe.

CalciatoreDaAImportoData
Gonzalo HiguaínNapoliJuventus90 milioni di euro26 luglio 2016
NeymarBarcellonaParis Saint-Germain222 milioni di euro3 agosto 2017
Aymeric LaporteAthletic ClubManchester City65 milioni di euro29 gennaio 2018

Il caso Neymar è il più emblematico del modello spagnolo. Nel comunicato del 3 agosto 2017 il Barcellona ha spiegato che i rappresentanti legali del giocatore si erano presentati negli uffici del club e avevano versato 222 milioni di euro a nome di Neymar, ottenendo la risoluzione unilaterale del contratto. Pochi mesi dopo, nel gennaio 2018, l'Athletic Club ha confermato che Laporte aveva depositato l'indennizzo di 65 milioni previsto dal suo contratto, aprendo la strada al passaggio al Manchester City durante il mercato invernale.

Consiglio: quando leggi che un giocatore "ha una clausola", chiediti sempre tre cose: chi può pagarla (tutti o solo i club esteri), quando (tutto l'anno o in un periodo preciso) e come (in un'unica soluzione o a rate). Sono questi dettagli, più della cifra, a dire se la clausola è davvero una via d'uscita.

Clausola rescissoria: vantaggi e limiti per club e giocatori

Per il calciatore la clausola è una garanzia: se arriva un'offerta importante, non dipende dalla volontà del club per cambiare squadra. Spesso viene concessa a chi accetta un ingaggio più basso o un club meno ambizioso, proprio come "porta aperta" per il futuro.

Per il club è un'arma a doppio taglio. Da un lato fissa un prezzo chiaro e, se alto, tiene lontani i pretendenti. Dall'altro toglie potere negoziale: una volta pagata la cifra, la società non può alzare il prezzo né scegliere dove mandare il giocatore. Per questo molti club italiani preferiscono non inserirla, oppure limitarla all'estero o a poche settimane all'anno.

Infine, attenzione a non confondere la clausola rescissoria con il valore di mercato: un giocatore può essere ceduto per una cifra più bassa della clausola se le società trovano un accordo, oppure per una cifra più alta se il contratto non prevede alcuna clausola.

Domande frequenti

La clausola rescissoria è obbligatoria in Italia?

No. In Italia è un accordo facoltativo tra club e calciatore: può essere inserita nel contratto oppure no, e con le condizioni che le parti preferiscono.

Chi paga la clausola rescissoria?

Nella pratica i soldi arrivano dal club che vuole il giocatore. In Spagna, però, formalmente è il calciatore a versare l'importo per risolvere il contratto, come accaduto con Neymar nel 2017.

Il club può rifiutarsi se la clausola viene pagata?

No, se il pagamento rispetta le condizioni previste nel contratto. Serve però il consenso del giocatore, che deve voler partire e accordarsi con il nuovo club.

Una clausola rescissoria può valere solo per l'estero?

Sì. In Italia è frequente che la clausola sia esercitabile soltanto da club stranieri, così da non favorire una diretta concorrente in Serie A.

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